Eccomi qui, nuovo giro nuova corsa, ad avere a che fare con l’ultimo drumsynthetizer di casa Jomox, prodotto per molti versi similare al fratello maggiore XBASE999 ma con delle funzionalità, poche a dire il vero, in meno che ne giustificano il prezzo sostanzialmente inferiore.
Ne approfitto in questa occasione per spendere poche parole sul perché di questa recensione e di alcune che seguiranno inerenti prodotti da alcuni ritenuti più vicini al mondo della produzione che a quello dj-oriented.
In effetti è molto semplice, è ormai chiaro che il concetto stesso che c’è alle spalle della performance live del dj si sta sempre più ampliando, anche grazie al notevole apporto che arriva dalla tecnologia, per dirla con le parole di uno dei topic presenti sul forum di webdeejay siamo di fronte a un’evoluzione della figura del discjockey dal dj “che mixa” al dj “che suona”.
In questa nuova ottica si allunga sempre di più e diviene sempre più vario l’elenco delle attrezzature e dei software che vengono utilizzati durante i live!
Quanto detto, per tornare all’oggetto della recensione, vuole essere un complemento all’utilizzo topico di questa macchina relativo a contesti molto più vicini all’ambiente della produzione sia in studio che in performance live-producing.
Unboxing ed estetica
devo iniziare questa recensione con una precisazione. sfortunatamente la macchina di prova che ho ricevuto non era nella confezione di vendita e quindi non posso darvi indicazioni in merito, neanche in merito alla dotazione fornita.
il parametro ESTETICO per molti è ritenuto un surplus dall’importanza estremamente relativa per apparecchiature professionali il cui scopo è di essere usate più che guardate, concedetemi però qualche appunto che solletichi il mio ego di architetto in merito. nonostante un primissimo colpo d’occhio, tutto sommato piacevole, avendo un contatto più ravvicinato e prolungato con l’XBASE si notano fortemente i limiti di una mano esclusivamente “ingegneristica” (leggi abbastanza sommaria) nella cura dell’immagine del prodotto. questo, se da un lato, forse, ha l’obiettivo di rafforzare l’immagine da macchina “artigianale” quasi inteso come sinonimo di maggiore potenza ha a mio modesto (e contestabile parere) un grosso limite che si riscontra a livello inconscio nell’appeal verso quel prodotto. molti marchi del settore, infatti, hanno ben appreso questo punto di vista (un esempio su tutti MOOG i cui prodotti sembrano, oramai, dei veri e propri oggetti di design, ma anche ACCESS, FUTURE RETRO, ELEKTRON, DAVE SMITH). la scelta dei materiali dell’XBASE risulta essere molto superficiale e la sensazione al tatto non è molto gradevole anche se la macchina appare molto solida. sul piano cromatico…beh il grigio topo…
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Feeling con l’interfaccia
chiusa la parentesi estetica parliamo della funzionalità dell’interfaccia. qui sono pochissimi gli appunti leggermente negativi, mentre va tutto il mio plauso ai tecnici JOMOX. non dico che tutti i comandi sono proprio dove ce li si aspetti (… anche perché l’uso di una drum non è che sia una cosa “istintiva”) però c’è un interfacciamento molto “naturale” con la macchina. la strutturazione dei comandi è talmente semplice che in pochissimo tempo si dominano un buon 70% della possibilità dell’XBASE. questo ha due effetti uno che è solo apparente è di iniziale soddisfazione verso le proprie capacità di apprendimento, mentre poi sopraggiunge l’idea del -ma allora è tutto qui? – niente di più sbagliato, dico io! semplicità, in questo caso, non vuol dire banalità e questa rapida familiarizzazione concede all’utente più tempo per accumulare esperienze che lo portano a spremere sempre di più le potenzialità dello strumento.
schematicamente possiamo individuare 4 settori: uno occupato da 16 knob a rotazione libera, il sequencer, i tasti-strumento, il display e i tasti per la gestione della modalità d’uso.
L’utilizzo delle knob non è molto immediato e viziato da 2 piccoli difetti: per prima cosa, forse meno importante, la tag con la descrizione della funzione è posizionata alle spalle del potenziometro e, se la drum è posta su un supporto alto, risulta illeggibile, in seconda analisi, invece, l’utilizzo del potenziometro per avere un riscontro effettivo necessita di ruotare con decisione la manopola rendendo a volte snervanti le regolazioni “di fino”. ottima, invece la presenza dei led che si illuminano a seconda della modalità di utilizzo per indicare quali sono i parametri modificabili (sia quando i potenziometri regolano il volume degli strumenti nel mixer interno, sia quando sono utilizzati per variare i parametri degli strumenti).
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Tasti strumento e sequencer
Ben fatta anche la sezione dedicata al sequencer con i canonici 16 tasti che permettono di selezionare le 16 parti impostabili a piacimento su uno dei 4 banchi di memoria. per ciascuna delle 16 parti è poi possibile un doppio layout con il comando A/B.
Anche per i tasti-strumento poche annotazioni: hanno escursione morbida e forma efficace e un led che permette di gestire visivamente varie funzioni come la selezione dello strumento da sequenziale o da modificare, ovviamente, il posizionamento degli accenti, e una funzione geniale che consente di variare, nell’ambito di un pattern, anche per ogni battuta, le caratteristiche di ogni strumento.
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Display
In merito alle modalità d’uso posso dire che è impossibile perdersi tra miriadi di regolazioni inutili, pochi tasti con funzioni specifiche mirate a un utilizzo immediato della macchina per la composizione musicale, 0 storie…come dice un noto spot! 2 le modalità di esecuzione PERFormance e PATTern entrambi dedicati all’esecuzione dei pattern selezionati, personalizzabili mediante la pressione del tasto WRITE che permette di intervenire sulla struttura del pattern e sulle caratteristiche dello strumento selezionato. leggibile e ben illuminato il display che all’inizio sembra caotico ma poi, con un po’ di abitudine, si apprezza bene il livello di informazioni offerto. generalmente la prima riga indica il set di strumenti caricato e il nome dello strumento selezionato. la seconda riga mostra i volumi dei vari strumenti gestiti dal mixer interno cliccando il tasto MASTER e, con EDIT, invece, appaiono i valori dei parametri modificabili per lo strumento scelto.
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Caratteristiche, funzionalità e prove
Per non rischiare di diventare troppo noioso e pedante, ma soprattutto per lasciare qualche sorpresa a chi deciderà di acquistare questo JOMOX XBASE888 non mi dilungherò molto su tutte le possibilità offerte dallo strumento.
3 sono gli argomenti su cui vorrei porre attenzione: i parametri per la personalizzazione degli strumenti, le uscite audio e il MIDI.
per cominciare vorrei mettere in chiaro che dei 9 strumenti 4 sono prodotti mediante sintesi analogica mentre gli altri 5 sono basati sulla gestione dell’inviluppo analogico di campioni a 8 bit caricati in memoria tramite il software che la JOMOX fornisce (di default ci sono già 155 campioni caricati, 31 per ogni strumento). la personalizzazione di ogni strumento è molto incisiva grazie ai controlli di Tono, Pitch, Attack, Decay, filtri LP ed HP, risonanza, armonia, equalizzazione, compressione…. ecc. e permettono, quasi sempre, e con un po’ di pratica, di ottenere il suono desiderato, partendo ovviamente da una base estremamente ricca costituita dai preset precaricati che definiscono circa 256 kit completi abbastanza eterogenei.
Retro
per ciascuno dei 9 strumenti è presente un’uscita mono dedicata che permette una migliore gestione dei volumi mediante un mixer esterno, con la possibilità di assegnare e gestire differenti effetti o filtri su ciascuno strumento. per chi non avesse intenzione di utilizzare un mixer esterno, c’è ovviamente un’uscita stereo con la possibilità di controllare i volumi dei diversi strumenti attraverso un sistema di gestione interno che sarebbe reso più efficiente da una miglioramento della risposta dei potenziometri. in ogni caso le regolazioni dei volumi interne sono leggibili immediatamente attraverso una visualizzazione a barre sul display. per una macchina di questo tipo una buona gestione del sistema MIDI è essenziale. dalle numerose prove che ho fatto, interfacciando l’XBASE sia a software che a strumenti, sia come master che come slave, il comportamento della macchina è sempre risultato ineccepibile. c’è, però, anche qui un neo, purtroppo. inserendo la funzione che lega il midi clock a una sorgente esterna, automaticamente viene disabilitata la funzione del tasto start/stop del sequencer e quest’ultimo può essere avviato o fermato solo con la ricezione di un apposita istruzione midi. a cosa porta questa defaillance? semplice se si vuole utilizzare lo strumento in una configurazione che lo vede come slave di uno strumento che non può inviare segnali midi di start/stop non si può fare!! nello specifico mi è capitato quando ho collegato tramite midi l’XBASE all’EFX500 per provare a realizzare dei live set complementari all’attività di mixing tradizionale…
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Come (…e cosa) suona
l’XBASE888 è una drum-machine che essenzialmente svolge la sua funzione primaria nel migliore dei modi. niente paura mi spiego meglio!
La vastissima abbondanza di preset, i 9 strumenti manipolabili in svariati modi e maniere, la possibilità, per 5 strumenti, di caricare dei campioni personali per poi gestirli attraverso degli inviluppi analogici davvero molto flessibili, difficilmente possono lasciare qualcuno con l’amaro in bocca. la sua essenzialità ed esclusività, in un certo senso, di prodotto quasi “artigianale” si riscontra, a mio modestissimo parere, più che in un design un po’ superficiale, nella qualità dei suoni prodotti. è possibile, realizzare dei set percussivi che da soli possono tenerti impegnato per delle ore, sempre avendo al primo posto una semplicità d’uso a tratti disarmante. è difficile dire quale sia il miglior terreno per questa macchina, le potenzialità sono davvero moltissime (ricordate il discorso dei campioni) in soli pochi giorni d’uso sono riuscito a sperimentare più di una ventina di kit completamente personalizzati da me le cui sonorità avrebbero potuto spaziare tra i generi più vari dalla chill alla trance, si possono realizzare bei kit con ottime casse minimal, così come dei rimbombanti kick hardstyle (mia patria) …ovviamente sempre abbinando un buon basso J …
Anche sul piano del come suona credo, essendo un discorso strettamente collegato ci sia poco da dire se non: sounds good!
le casse sono anche molto potenti, il compressore interno fa un bel lavoro, l’equalizzatore un po’ meno, i vari strumenti possono raggiungere delle sonorità assurde, alcune anche molto taglienti e arrabbiate. semmai qualcuno avesse solo la costanza di ascoltare una piccola parte dei 255 kit presettati di sicuro riuscirebbe a individuare ciò che cerca…per gli altri c’è di tutto per scatenare la propria fantasia ottenendo una risposta, in termini sonori, che gli confermi immediatamente le modifiche effettuate, ovviamente grazie a buoni monitor o buone cuffie.
Conclusioni
nel mio piccolo credo di aver esaurito tutto quanto avevo in mente di dire su questa XBASE 888 quindi concluderò brevemente questa, spero, interessante recensione dicendo solo che a parte qualche neo che ho riscontrato nell’utilizzo e che ho puntualmente documentato, ritengo che questo drum-synthetizer svolge egregiamente il suo compito e per la qualità audio e l’affidabilità nel lavorare in modo frenetico e continuativo per diverse ore (anche 5-6) sento in tutta onestà di consigliarlo sia per l’utilizzo in studio che in live set (attenti al MIDI…mi raccomando). insomma ha funzioni molto avanzate, un’interfaccia immediata, suona molto bene…cosa volete di più?
Ringraziamenti:
Vorrei ringraziare in primo luogo Alessandro Cecconi (in rappresentanza del nostro partner commerciale www.newgroove.it )che ha reso possibile questa recensione, fornendomi la macchina, ringrazio per la cooperazione tutto lo staff di webdeejay, chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui e come al solito chi ha sopportato i miei rave-home-made con la XBASE888, Veronica!
Un saluto a tutti e alla prossima!
dJ Pi3tronik
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