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Recensione Elektron Machinedrum SPS-1 MKII UW

Versione Firmware 1.50 F
Recensione a cura di Electro Clash

Vi posterò di seguito alcuni dati, impressioni e considerazioni personali sul prodotto in oggetto, cercando di rimanere il più obbiettivo possibile di fronte a quella che tanti hanno definito “la Rolls Royce delle Groovebox”.

La recensione è disponibile anche sul forum

Prezzo
Come ben sapete siamo di fronte a una della Drum-machine/Groovebox più care del mercato, forse la più cara se la consideriamo solamente come macchina rivolta ai ritmi percussivi.
Nella versione UW essa oscilla tra i 1525 e i 1599 Euro, io l’ho pagata 1525 presso il nostro partner NewGroove.it.
Vedremo però in seguito che è difficile confonderla o paragonarla con altre concorrenti che arrivano a costare anche meno della metà. D’accordo, forse il prezzo non è del tutto giustificato proprio per questo gap eccessivo, ma, vista la soddisfazione che essa trasmette dopo appena una settimana di utilizzo o anche solamente dopo qualche ora, rimango dell’avviso che certi oggetti possano entrare nell’olimpo di “ciò che non ha prezzo”.
Alcune sensazioni sono difficilmente esprimibili per me che non sono né un giornalista né un conoscitore tecnico degli argomenti, quindi vale la regola che se l’effetto è positivo, il gioco vale la candela…

Confezione e dotazione
Nella versione UW troviamo di serie, oltre ai gommini aggiuntivi per il fondo, anche l’interfaccia TURBO MIDI e il suo cavo USB (che tanti non si degnano di mettere nonostante il costo irrisorio). Questo oggetto servirà per caricare nuovi samples sulla Machinedrum via Midi ad una velocità fin a 10 volte superiore ad una normale connessione midi. Purtroppo manca il cd per l’installazione, scaricabile dal sito. Il manuale purtroppo è solo in inglese. Semplice ma completa.

Qualità costruttiva
Questa scatoletta dei sogni è davvero ben assemblata.
Incredibilmente piccola se paragonata alle concorrenti.. come ha detto qualcuno, ci mancano solo le pile e potremmo tranquillamente portarla nello zainetto in spiaggia o in autobus mentre si va all’università…

Il pannello frontale è di alluminio “spazzolato” (perdonatemi se la definizione non è appropriata) e il retro è di acciaio. Misure larga 340, profonda 176 e alta 63 mm. Peso 2,8 Kg.

I tasti sono di plastica dura e privi di grip: quelli a pressione non hanno il “clic” ma un semplice fine corsa. Ciò, unito alla forma leggermente smussata, permette la tipica “spazzolata” che vedrete in tanti video sulla rete. Questi tasti danno l’impressione di poter essere spinti a dovere senza rompersi, nonostante io ignori come sono i contatti sotto. Il jog è invece molto “leggero”, forse qui avrei gradito un po’ più di scatti tra una posizione e l’altra. Le manopole hanno doppia posizione: se girate normalmente variano i valori assegnati con precisione e “lentezza”, se invece li spingiamo e roteamo esse muoveranno il valore molto più velocemente ma con altrettanta precisione (senpre di un numero alla volta ma in modo più reattivo. Lo schermo, di colore rosso porpora è chiaro e molto ben leggibile. Durante l’editing è ben reattivo. Le prese per ingressi e uscite nel pannello posteriore sono ben assemblate e di buona costruzione. Da notare il trasformatore di ridotte dimensioni in linea con il mercato.

Utilizzo e note interessanti
Ovviamente non sono in grado di analizzare tutte le funzioni, le scorciatoie e le potenzialità della Machinedrum, ma mi limiterò a segnalare quanto ho potuto notare in due settimane di utilizzo (… serale…)
Ecco di seguito i MD-Synths che stanno alla base della creazione dei ritmi percussivi di questa macchina. Possiamo scegliere tra

  • TRX > è ispirato dalle drum machine analogiche classiche
  • EFM > introduce gli algoritmi “Enanched Modulation Feedback” della Elektron: genera suoni che vanno dalle batterie acustiche reali a effetti “selvaggi” e caotici
  • E12 > Un insieme di percussioni campionate e processate con estrema cura
  • P-I > Synth a modelli fisici che simula il calore delle batterie acustiche
  • GND > non è un vero synth ma contiene alcune macchine miste che permettono di aggiungere tonalità extra o spazi vuoti (utili con certe funzioni di gate e chain)
  • MID > Servono per controllare superfici midi esterne, come sintetizzatori, connessi al midi out della Machinedrum
  • ROM > contiene i samples dell’utente, per un massimo di 48 posizioni che generano altrettante macchine
  • RAM > queste macchine sono state progettate per catturare suoni in realtime e essere editati. I suoni di queste macchine vengono persi allo spegnimento.

Effetti

  • Amplitude modulator > è in sostanza un controllo del volume controllato a sua volta da un LFO.. meglio conosciuto come “tremolo”
  • Track EQ > equalizzatore monobanda. Abbiamo due regolazioni, una che ci sposta tra i centri delle frequenze e uno che regola il guadagno dell’EQ… comodissimo!
  • Filtri 24 dB LP/HP/BP
  • Sample rate reducer

Routing

  • Distorsione > regola la distorsione prima del volume
  • Volume
  • Pan
  • Delay send > mandata al “Rhythm Echo Delay” dello Stereo Master Effect. Non lavora se la traccia è assegnata ad un individual output anzichè al master.
  • Reverb send > Mandata al riverbero “Gate Box” dello Stereo Master Effect. Non lavora se la traccia è assegnata ad un individual output anzichè al master.
  • LFO > controlli basici dell’LFO (che ha un menù a parte): regoliamo la velocità, la profondità di modulazione e ol mix tra due forme d’onda LFO

Stereo Master Effect System (FX Master)
In pratica sono effetti master ai quali posso mandare o non mandare, ogni singola traccia. Le regolazion di questi valori saranno uguali per ogni traccia, ovviamente con mandate regolabili.
Attivabile con Function + Kit, al suo interno troviamo le 4 pagine di:

  • Rhythm Echo Delay
  • Gate Box (Riverbero)
  • Master EQ
  • Dynamix processor: processore dinamico studiato per avere funzioni di compressore per ritmi percussivi.

Particolarmente interessante è il menu LFO
Ogni traccia può avere il suo LFO, Incredibile!
Il menù LFO ci indica su che traccia stiamo lavorando, la funzione che modulerà l’oscillatore (Ogni sintesi, effetto o routing è assegnabile all’LFO), la forma d’onda di due oscillatori, il modo di essere legato al triggering, la velocità, quanto influenzerà il suono e il bilanciamento tra le due onde.
Esistono fino a 11 waveforms (5 invertite e una random)
Purtroppo non ho ancora avuto modo di provare il caricamento dei samples tramite l’interfaccia “Turbo Midi” causa cambio DAW.. Vi farò sapere al più presto. Non ho nemmeno approfondito la differenza tra Classic e Extended mode, ma credo che questa modalità riservi sorprese geniali. Non sono riuscito (e c’è scritto che esiste la possibilità di farlo) ad assegnare Swing diversi ad ogni traccia… aprirebbe davvero nuove strade alla creatività!
Segnalo la interessantissima possibilità di regolare il pitch con le frecce come se usassimo un CDJ, bending, quindi finchè spingo il tasto freccia il pitch aumenta, come lo lascio il tempo ritorna al BPM del pattern.

Conclusioni
Il mio voto, come detto all’inizio, non è frutto di una semplice media matematica delle votazioni rilevate su ogni funzione (che ad un ceto punto ho smesso di dare), ma ad una sensazione complessiva e influenzata da diversi aspetti.
Purtroppo non ho mai provato macchine come Jomox o analogici in genere, ma, se confronto questa Elektron con le groovebox passate tra le mie mani (Korg e Roland) o che ho visto suonare (Yamaha) il confronto la fa uscire vincitrice con netto distacco.
Le funzioni sono basilari ma possono essere gestite e inviate a 360°.
Insomma, quello che fa lo fa davvero molto ma molto bene.

Voto complessivo: 9 (non un 10 a causa del prezzo e della difficoltà nel sampling)

La recensione è anche scaricabile in formato PDF, completa di immagini a questo link

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